Il Don Quijote di Bulgakov, ovvero “una società senza sognatori non va da nessuna parte”: questo il monito che risuona dal ‘600 spagnolo, nella Russia di Stalin… fino agli abulici giorni nostri. Questo scoppiettante adattamento del mito del Sognatore Errante gioca su due aspetti: quello testuale, fedele a quello dei tempi di Cervantes e quello visivo, intriso delle nostre moderne nostalgie. Tra una gag e una riflessione, un duello e un’improbabile storia d’amore, il Cavaliere Errante si porta sulle spalle tutto il peso delle sue fantasie, ma sembra anche dirci che il sogno – almeno quello – è la libertà alla quale non dobbiamo rinunciare. Mai.
Mosca. Una tranquilla primavera degli anni 30. Satana si aggira per la città nei panni di un professore di magia nera, divertendosi a seminare il panico; Margherita, consumata...
